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© Groupe d'études géopolitiques, janvier 2018.

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Biobliografica

Psicoanalista e storica della psicoanalisi, conferenziera all’EHESS (Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, Parigi) e poi all’EPHE (Ecole Pratique des Hautes Etudes, Parigi), Elisabeth Roudinesco a lavorato, principalmente, alle biografie di Freud, Lacan, e ha pubblicato, l’anno scorso, il Dictionnaire amoureux de la psychanalyse.

 

Se la sua opera non è propriamente “politica”, abbiamo pensato che, sulla scia di una certa tradizione intellettuale, sarebbe difficile pensare l’Europa facendo a meno dell’evocazione del suo inconscio. Roudinesco si interroga dunque sulla pertinenza di alcune analisi, probabilmente non sufficienti a se stesse, che mostrerebbero, da un lato, le istituzioni europee come la terrificante riattualizzazione del super-io paterno, e, dall’altro, la ricomparsa dei neo-nazionalismi come una liberazione gioiosa di questo; e di cui il Trump d’oltreoceano non sarebbe altro che una satira. Allo stesso modo, il nostro gruppo di studi si dedica, sin dalla sua creazione nel gennaio 2017, all’analisi di ciò che chiamiamo “l’impensato geopolitico europeo”. Impensato che si manifesterebbe da un certo numero di idee represse (come il rapporto tra Unione Europea e mediterraneo, e l’impossibilità di concepire le sue frontiere meridionali), e la cui concettualizzazione non può non passare da una lettura anche psicoanalitica.

 

In questo senso, Roudinesco ha dimostrato, nei propri lavori, che il posto migliore per l’implementazione delle teorie di Freud non fosse stata l’Austria, dalla quale quest’ultimo scriveva, bensì la Francia. E se uno dei principali ostacoli alla formazione di un’idea d’Europa è proprio la varietà delle lingue, che scinde la sua identità, allora la psicoanalisi, in quanto studio di un certo linguaggio, potrebbe completare la riflessione sul vocabolario europeo: e, chissà, dimostrando e rivelando l’impensato europeo come translinguistico.

 

Elisabeth Roudinesco

22 marzo 2018

 

22 marzo 2018

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